Una Storia Rossa di Marmo

Indiana Jones è un pivello

Nell’oscurità di una sala di tortura, Lisandro viene interrogato da un losco carnefice delle cappe tinte con una lingua troppo grossa per la sua bocca disgustosa. Il Ceruleo, aiutandosi con un siero allucinogeno, estorce le informazioni sul Diapason della Dissonanza in possesso del nobile. “A cosa serve?” e “Come si rimuove il sigillo?” sono le domande più ricorrenti. Nel delirio provocato dal dolore e dalla droga, Lisandro ricompone i frammenti di ricordi perduti da lungo tempo, su zio Gremaudo che intonava un’antica canzone. Il ritornello era qualcosa del tipo:

Di ritorno era il monarca,
il quale, benchè generoso,
era preso nelle sue riflessioni.
Scese la via, da molto lontano,
immerso nella luce del giorno,
sorridendo a me, e a me soltanto.

E a chiosa della strofa finale, un verso ripetuto ostinatamente:
(Era alterato all’inizio? Forse mancava qualcosa)

Facendo appello a tutta la propria forza di volontà, Lisandro rivela la poesia ma con poche modifiche sostanziali, e riesce a farlo in maniera convincente. Tanto che, prima di perdere completamente conoscenza, se la cava solamente con un paio di dita in meno su un piede.

D’un tratto Jensen si riprende dal trip che si è fatto in Greenbog, e i PG sono pronti a proseguire con la scalata della montagna. Imbottigliati in una stretta gola, sono dapprima inseguiti da un macigno che rotola verso di loro a gran velocità. Gli avventurieri trovano ripari rimediati per evitare di essere schiacciati dal masso, solo Mou ha troppa panza per non entrare nelle fenditure della parete di roccia, quindi si chiude a riccio puntellando lo scudo a riparare il proprio corpo. Ma il macigno è troppo grosso e fa di Mou una piadina, rovinando seriamente la sua armatura. “Ah, fa niente. Ne ho un’altra!”, risponde il warlord, cambiandosi d’abito. All’ingresso di un tunnel, Jensen fiuta delle tossine di natura fungina nell’aria, ma grazie a delle bende imbevute di Fringuaz, i personaggi superano l’ostacolo in sicurezza. Solo Atemard finisce col respirare una dose tossica di spore, ma niente di serio.
Il panico torna a farsi sentire quando il ponteggio su cui gli avventurieri stanno camminando comincia a crollare sotto i loro piedi. Mentre Mou e Deafwiz si aggrappano alla parete, Atemard e quello struzzo di Jensen scattano come dei fulmini e corrono a perdi fiato fino a mettersi in salvo. Non pago del successo, Jensen esegue pure un numero acrobatico da far impallidire Moira Orfei. Sotto gli attenti consigli di Atemard, Deafwiz e Mou pure scalano la propria via verso la salvezza.

I PG notano finalmente i primi segni dell’accampamento delle Cappe Tinte. E’ fatta, la montagna è vinta! Jensen va in avanscoperta in forma felina, ma viene subito fiutato da una coppia di segugi addestrati dai banditi, che gli sono subito addosso. Fortunatamente le cappe tinte non si rendono immediatamente conto del pericolo, e tardano a chiamare i rinforzi. Nel momento in cui questi raggiungono la scena del combattimento, i quattro PG hanno già fatto polpette dei segugi e i loro addestratori, e non ci mettono molto a disfarsi pure dei nuovi arrivati.

La via che conduce dalla funivia alla base operativa dell’Oltremare è breve. Ora i PG si trovano proprio sulla soglia del covo dei banditi!

Nel frattempo Lisandro è afflitto da un dormiveglia pieno di dolore. Ma c’è una chioma bionda a tenergli compagnia, e una voce femminile che lo incoraggia a tenere duro.

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pietro_silvi_355

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